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04/11/2011
Pellegrinaggi green: le città sante diventano ecosostenibili
Blocchi del traffico, riduzione dei rifiuti e cattedrali fotovoltaiche: una rete per rendere ecosostenibili le città sante di tutto il mondo
Divieto di transito per automobili e moto sulle strade di pellegrinaggio (Kano, Nigeria), pannelli solari sui tetti delle cattedrali (St. Albans, Regno Unito), acqua pulita distribuita a migliaia di pellegrini (Amritsar, India), migliaia di alberi piantati intorno ai luoghi sacri (Etchmiadzin, Armenia), autoproduzione del cibo per monaci e pellegrini (St. Pishoy, Egitto), cibo a chilometri zero, riduzione delle bottiglie di plastica e viaggi nella natura per i pellegrini (Assisi, Italia).
Sono solo alcune delle iniziative programmate dai membri fondatori del Green Pilgrimage Network, la prima Rete per ridurre l’impatto ambientale dei pellegrinaggi, un evento di viaggio che muove ogni anno 100 milioni di pellegrini.
Il Green Pilgrimage Network è stato presentato ad Assisi dall’Alleanza Religioni e Conservazione (ARC), in collaborazione con il WWF.
Nella città umbra, la città del Santo-simbolo dell’amore per la natura, che accoglie ogni anno circa 6 milioni di pellegrini (dati del Comune), si sono riuniti rappresentanti di 15 tradizioni religiose provenienti da tutto il mondo insieme a organizzazioni laiche e ambientaliste globali, per lanciare il Network in grandi centri di pellegrinaggio nel mondo (tra cui Assisi, Gerusalemme, Amristar in India, la città santa dei Sikh, Louguandai in Cina per i taoisti, St Albans per la chiesa anglicana) e ricordare 25 anni di storia del movimento religione-ambiente, nato nel 1986 sempre ad Assisi da un’idea dell’allora presidente del WWF internazionale il principe Filippo di Edimburgo.
“Città dalla Cina alla Norvegia e fedi provenienti da tutto il mondo oggi si sono impegnate a rendere una delle esperienze religiose più intense, il pellegrinaggio, testimonianza vivente di un impegno per proteggere il nostro pianeta - ha detto Martin Palmer, segretario generale di ARC – Questa idea non appartiene solo ai soci fondatori del network, a ARC o al WWF, ma è un invito a tutti i luoghi santi del mondo perché mettano in pratica ciò che insegnano, ovvero che quando camminiamo su questo pianeta, camminiamo su una terra sacra.”
La principessa Michael di Kent, presente all’evento in rappresentanza del principe Filippo di Edimburgo, ha letto il messaggio del principe che ha ricordato l’evento di Assisi del 1986, nato per capire come le religioni potessero collaborare con il mondo della conservazione per tutelare la natura: “Dentro di me era nata l’idea che chiunque creda che la vita sia stata creata da Dio debba sentire un senso di responsabilità nel proteggere l’opera di Dio. L’iniziativa ha avuto molto più successo di quanto mi aspettassi e da quel singolo evento di 25 anni fa è nato uno dei più importanti movimenti al mondo per la conservazione della natura.”
Isabella Pratesi, responsabile dei progetti internazionali del WWF Italia, ha letto il messaggio di Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia, che era ad Assisi nel 1986: “Sono convinto come lo ero 25 anni fa che la fede, con la sua capacità di arrivare a masse sempre più importanti di persone, sia il miglior modo per rendere l’umanità responsabile dei suoi doveri verso l’unico pianeta che abbiamo e verso il miracolo della vita, creando un approccio più intimo e convinto dell’uomo verso il creato, per tornare a vivere in armonia con la natura e in solidarietà con il nostro meraviglioso pianeta.”
“Ieri notte attraverso i canti di preghiera da tutto il mondo, i danzatori sacri e le storie di quanto le fedi hanno fatto per l’ambiente in 25 anni, abbiamo ascoltato cosa è accaduto a partire dall’evento di Assisi del 1986. Oggi inauguriamo un nuovo capitolo nella partnership tra religione e conservazione, iniziando la nuova generazione di quel cammino” ha detto Martin Palmer di ARC.
Fonte: Eco dalle Città
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